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L’arrampicata per superare le paure e ritrovare l’autocontrollo

Intervista a Giovanni Cugnetto, presidente dell’associazione Gaia Arrampicata.

Articolo di Fabio Ferlaino.

Questo mese parliamo di arrampicata, della riscoperta di luoghi selvaggi e incontaminati,dei benefici effetti che può dare a livello psicologico e caratteriale in particolare per i ragazzi 'specialmente abili'.
Abbiamo approfondito l'argomento con Giovanni Cugnetto, istruttore di arrampicata e presidente dell'associazione Gaia,affiliata UISP Lega Montagna, attiva su Lamezia Terme.
D:Quando nasce l'associazione Gaia?
R:E' stata costituita nel 2005 per promuovere attività socialmente proficue,puntando sulla riappropriazione del sistema ambiente e sul metodo educativo attraverso schemi motori, ma non solo. Il nostro obiettivo è insegnare a governare le emozioni e le paure con esercizi di coordinazione,anche molto semplici come il gattonamento, per arrivare a formule più complesse ed evolute quali appunto la verticalità.L'arrampicata sportiva,quindi,come progetto di equilibrio per tirare fuori l'autostima, gestire senza farsi prendere dal panico situazioni critiche derivanti non solo dall'emotività ma anche da un incompleto alfabeto motorio per arrivare infine all'autocontrollo.
D: Un'esperienza che mette in diretto contatto l'uomo con la natura...
R: Sicuramente si.Arrampicarsi su un albero su un muretto diroccato diventa terreno d'avventura per riscoprire la capacità di divertirsi in maniera istintiva.Un modo per portare sulla roccia, dotati delle dovute attrezzature di sicurezza, tutti quegli schemi motori provati e riprovati in palestra. Un'occasione che permette di tirar fuori la capacità di relazione dei ragazzi,anche quelli disabili, per cogliere quello che è un chiaro legame ancestrale: respirare l'elemento verticale, toccando la roccia e gestendo situazioni difficili dove il confronto con sé stessi è quello con le proprie paure.    
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D:Soli con la natura quindi?
R: Certamente.Mentre nelle altre attività ci si confronta,infatti, con un avversario e rispetto ai suoi movimenti si codifica uno schema motorio e relazionale,inteso anche come sport di squadra. Nell'arrampicata il confronto ce l'hai con le tue paure,come quella atavica di cadere nel vuoto o delle vertigini. E' allora che sei costretto a dare il massimo per superare le difficoltà.
D:Quante persone sono coinvolte in questo progetto?
R: Inizialmente abbiamo fatto grossi numeri con progetti scolastici dedicati ai bambini.Iniziative che dal 2005 a oggi ci hanno permesso di registrare annualmente fino a 400-500 tesserati che potevano fare anche attività escursionistica,oltre all'arrampicata.
Fortunatamente siamo sempre più numerosi,ma la cosa più importante è sottolineare che l'arrampicata non è uno sport estremo.
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D:In Calabria ci sono siti adatti per la pratica di questo sport?
R: Il nostro territorio,particolarmente selvaggio,permette di praticare quasi ovunque questo sport. La Calabria è, infatti,una location importante anche per l'arrampicata invernale.Il contributo più forte è stato tirare fuori un metodo che potesse dare sicurezza partendo dalle palestre per poi andare alla scoperta di luoghi e situazioni eccezionali grazie alle peculiarità di questa regione.
D:Da dove sei partito?
R: Ho iniziato colonizzando luoghi dove era presente la roccia, partendo dal lamentino quindi da Acquabona e Caronte, successivamente sono passato a Stilo, le falde del Pollino, le zone di Frasciento, di Canolo, dell'Orsomarso. Poi, in gruppo, ci siamo avvalsi dell'aiuto di nostri amici appassionati, estendendoci su tutto il territorio regionale.
D:Quali vantaggi ha l'arrampicata dal punto di vista pedagogico?
R: L'iniziativa  'Equilibri',che è la risultante del primo progetto gioco-sport di arrampicata, era rivolta ai ragazzi disabili. Abbiamo avuto ottimi risultati lavorando anche con soggetti autistici. Nella palestra del quartiere San Teodoro abbiamo, infatti, praticato arrampico-terapia mentre nella struttura di Sambiase, che è molto più ampia, abbiamo potuto lavorare con grossi numeri. A Vibo Valentia invece abbiamo registrato buoni risultati per l'arrampicata di eccellenza. C'è addirittura qualcuno che andrà a Trento per i confronti nazionali.
D:Più precisamente, quali posso essere le evoluzioni?
R: E' li, dove l'arrampicata sportiva fatta in parete con le attrezzature dei monotiri e delle corde, che ha lasciato segni transitando da quella boulder, arrampicate brevi fatte su piccoli massi con le protezioni e l'ausilio di materassi assorbitori e dei compagni che parano le cadute. Il movimento è eccezionale e si avvicina anche un po' all'aspetto filosofico della riappropriazione degli spazi urbani che tendenzialmente si sta avendo attraverso il parkour. Esiste anche una forma di arrampicata urbana, chiamata Urban Climbing, ma io preferisco portare avanti il concetto dell'arrampicata sportiva intesa come esercitazione importante in palestra per tradursi fuori, nel confronto con la roccia, in sicurezza, controllo delle emozioni e autostima.
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